Cultura

Una via d’uscita della colossale falsità globale in cui viviamo

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Roberto Dobran è una delle personalità più singolari del panorama culturale istro-quarnerino. E per riuscire a comprendere la sua ultima opera, “Patacca Globale – Branoversi”, appena pubblicata con la casa editrice EDIT di Fiume, è fondamentale conoscere e capire l’autore. Il percorso di vita di Roberto Dobran è infatti in buona parte segnato da scelte intransigenti, che lo hanno portato a dedicarsi, nella città di adozione, a un lavoro logorante e raramente appagante: il recupero e la riabilitazione di tossicodipendenti e diversamente abili.


Solo i perdenti sono autentici

Dobran ha capito che solo gli esclusi, gli emarginati, i sofferenti e i perdenti sembrano mantenere intatta la loro umana autenticità, e che non vi è niente di più bello che essere uomo tra gli uomini. Ed è questa la filosofia di vita che troviamo racchiusa in “Patacca Globale”. Alla stregua dell’autore, nemmeno il suo testo si lascia ridurre a una formula lapidaria, prestabilita. Sfogliando le circa 250 pagine del libro si capisce subito che l’esperienza poetica di Dobran si fa da sé, obbedendo solamente ai suoi stimoli interni, e riflette una personalità complessa, sensibile, attenta e critica nei confronti della società contemporanea.

Nel secondo volume di “Le parole rimaste. Storia della letteratura italiana dell’Istria e del Quarnero nella seconda metà del Novecento” (EDIT), è possibile trovare una sezione dedicata proprio a Dobran e ai suoi lavori, dov’è riassunta in maniera limpida la sua concezione letteraria: “[...] sembra, seguendo il cammino della sua poesia, che Dobran sia un gran lavoratore e un perfezionista, e si comporti come colui che impara lentamente, che costruisce la sua poetica mutando forma, linguaggio e registro con la meticolosa pazienza di un artigiano, uno di quegli artigiani che oggi si incontrano sempre più raramente, anche tra coloro che praticano la scritture”.

Ne troviamo conferma in “Patacca Globale”, sottotitolata “Branoversi” per giustificare la presenza di versi e brani di narrativa, che è il risultato di un progetto duttile e dinamico, che raccoglie in sé diversi livelli discorsivi e grammatiche tra le più disparate, impossibili da racchiudere in un unico genere letterario.


Galeotta fu una mosca

“A me l’idea del libro non sarebbe mai venuta – racconta Roberto Dobran – se un giorno non mi si fosse presentata alla porta una mosca rosso-nera, insediandosi dentro a casa mia. Quella mosca ha cominciato a dettarmi la prima parte, quella poetica. Io sono stato soltanto l’esecutore delle volontà di questa mosca, che non ha lasciato casa mia finché non è riuscita a farmi scrivere tutto ciò che voleva lei. Poi ho proposto il testo all’EDIT, che ha visionato il contenuto e ha ritenuto che la mosca aveva fatto un buon lavoro, degno di essere pubblicato e quindi ha stampato il libro”, aggiunge parlando con ironia, con un modo che non sempre è facile seguire. Come del resto appare ermetico, a tratti persino schizoide il contenuto del volume.

“Il testo è effettivamente una patacca – spiega – perché rispecchia il mondo nel quale viviamo oggi, e quindi è una patacca globale”. La scrittura è libertina, priva di regole, particamente anarchica, fatta di schemi e controschemi. “Quest’opera qua – continua – richiedeva questo tipo di scrittura, che per certi aspetti più che essere sperimentale essa stessa sperimenta”.

C’è un messaggio di fondo? “Non avendo composto io né la parte poetica né le note, scritte dai Regi Letterati Del Salame Universale, il lettore da solo deve scegliere il messaggio del libro, è una riposta che deve trovare da solo”, ribadisce.



Rivolto ai curiosi capaci di giocare

“La mosca, finito il testo, ha effettivamente lasciato casa mia – conclude Dobran. – Il libro deve andare per la sua strada, gli auguro buon viaggio. È un lavoro un po’ assurdo, sta in piedi in più tempi, la parte poetica è in quelli contemporanei, altre parti in altri tempi, passato, presente, futuro, non vi è limite temporale. I messaggi sono svariati, è un libro rivolto a tutti, a chiunque abbia voglia di svago. Immagino il lettore di ‘Patacca Globale’ come un lettore curioso, che si fa prendere e guidare dal gioco che trova tra le pagine”.

Dobran ripesca dalla sua esperienza di vita ciò che può o ciò che gli serve, quello che trova stimolante, senza preconcetti, senza il timore di meditare sul come costruire pagine di significato che abbiano lo solo scopo di piacere al lettore. Una poesia di efficacia fulminea, che vuole stare al passo, magari per ferirla, con un’epoca che offre margini di tempo sempre più ridotti; una poesia che mette in discussione i suoi stessi statuti, che fa riflettere e obbliga a una reazione.

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